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SASSOLINI DALLA ROUBAIX

roubaAvevo mangiato due piatti di pasta la sera prima. Ed avevo fatto una ricchissima colazione la mattina presto. Avevo una pancia “piena-così” alla partenza e non immaginavo che l’inizio della Roubaix fosse un susseguirsi di saliscendi. Ho sofferto. Ad un certo punto mi si è affiancato un ex professionista che guidava il solito gruppo di amici. Stavamo parlando del più e del meno quando all’improvviso ho avuto l’impressione che all’uscita da un paese la strada, là davanti, finisse. In realtà, qualche centinaio di metri più avanti, una secca curva a gomito costringeva ad una brusca virata a sinistra. L’ex pro (chissà quante volte l’avrà corsa…) ha avuto un sussulto. Mi ha poggiato una mano sulla spalla. All’improvviso era diventato pallido. “Là c’è il primo tratto pavè”, ha susurrato. E si è fatto il segno della croce. Avrò visto e rivisto centinaia di volte cronache e filmati di quella corsa. Ma solo in quel momento, guardando gli occhi diventati quasi febbrili dell’ex professionista, ho capito veramente cos’è la Parigi-Roubaix. E cosa mi aspettava

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