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QUELLA VOCE AL FIANDRE

KoppenbergA colazione stavo facendo zapping. Distrattamente. Poi quella voce su RaiSport1, un sussulto: il professor Aldo Sassi intervistato nell’85 da Adriano De Zan. Argomento, il record dell’ora appena stabilito da Moser a Città del Messico. Il professor Sassi spiegava alcuni aspetti allora rivoluzionari della preparazione atletica sostenuta dal trentino per la sua mpresa. In particolare parlava di una nuova tecnica di allenamento battezzata SFR, salite forza resistenza. E’ il bello di Perle di Sport, un programma che fa rivedere antichi spezzoni di televisione. Davanti a me, sullo schermo, c’era un Aldo Sassi giovanissimo. Folti capelli neri, era seduto nello studio a fianco del professor Arcelli. All’inizio dell’intervista, Sassi pareva intimidito dalle telecamere. Ma la piena padronanza della materia lo aveva ben presto sciolto. Incontrare di nuovo il professor Aldo Sassi, qualche anno fa, è stato un avvenimento importante nella mia vita. Una fortuna. Due battute, qualche ricordo, una scommessa. La persi e mi ritrovai in bicicletta, dopo anni di stop: era giugno, pesavo 94 chili, non riuscivo a salire 2 piani di scale senza che il fiatone mi costringesse ad una sosta. Obiettivo della scommessa: partecipare al Giro delle  Fiandre cicloamatoriale a marzo, sullo stesso percorso e sugli stessi muri che il giorno successivo avrebbero percorso i professionisti. Quella scommessa persa, mi ha dato poco alla volta la forza per superare il demone che mi aveva ridotto ad un mezzo rudere, grasso e bolso. Dopo un paio di mesi di allenamenti. gli chiesi: “Professore, lei pensa veramente che io possa farcela?”. “In 9 mesi si fa una creatura – mi rispose con un sorrisetto appena accennato – figurati se non si fa un ciclopedalatore”. Poi la malattia di Sassi: subdola, vigliacca. Me ne parlò una volta sola: “Ho aiutato tanti campioni a vincere le loro sfide – mi disse – adesso sono io che devo affrontare la sfida più grande. Spero che quei campioni che ho aiutato a vincere ora aiutino me in questa sfida” Poi nei successivi contatti telefonici da lui ho avuto solo consigli, indicazioni, incoraggiamenti. A modo suo: se era tutto ok mi diceva “bene”. Ed io mi sentivo tranquillo. Ogni settimana che passava sentivo di riconquistare qualcosa dentro di me, ma capivo che lui la stava perdendo. Mi piace pensare che quel gioco col sottoscritto in fondo lo avesse un po’ coinvolto, mi auguro che gli rendesse un po’ più lievi quelle giornate. Sassi era sicuramente interessato dalle domande che altri cicloamatori gli postavano in quei giorni nel forum su Gazzetta.it. Oltre 700  le risposte che ha dato, sono ancora lì, consultabili, preziose. A marzo, quando venne il giorno del Fiandre, il Professor Aldo Sassi  se ne era già andato. A Ninove, in Belgio,  quando dopo una curva a destra ho visto lo striscione d’arrivo del Fiandre,  là in fondo, in cima  al rettilineo in salita, mi è venuto il magone. Quando ho passato lo striscione, tra la folla di amici e parenti che aspettavano i propri cari, ho sentito  qualcuno gridarmi “bene”. E ho intravisto due occhi amici. Sono trasalito, mi sono rigirato: non c’era più nessuno

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