Monferrato

E TU COSA FAI PER ALLENARE LA TUA TESTA?

Succede a molti…. anche a uno di noi

Madre Natura mi ha regalato ottime doti fisiche: ha plasmato il mio corpo in modo da fare di me un animale da sport. Si è dimenticata di fare altrettanto con il mio cervello. Gli è riuscito male il tocco finale. Un’opera senza firma, una Ferrari con le gomme forate. La mia vita agonistica è stata ed è tuttora una continua lotta contro me stesso, contro i miei dubbi, le mie paure.

Non sono uno psicologo dello sport, non sono un personal trainer, non sono riuscito a diventare un campione. Non lo sono, ma quei mondi li conosco molto bene, li porto tatuati sulle mie ferite. Ed ho imparato che è vero, nello sport agonistico più sali e più la differenza la fa il cervello. Ho visto atleti con un piccolo motore costruire la propria fortuna grazie all’impegno, all’intelligenza, alla pazienza, alla furbizia, alla sconfinata fiducia in se stessi. Ho visto atleti dal motore formidabile battuti dal peso della propria testa, traditi dalle paure nascoste nei meandri  del cervello.

Tu da che parte stai? Ti vedo davanti, so che alleni tutti i giorni il tuo corpo. Ma che cosa fai per allenare la tua testa?

Bike Comedy è anche questo. Cicloturismo e cucina. Ma alla nostra tavola puoi anche trovare ricette per la tua fame di sfide, la tua sete di vittorie. Come? Seguici e lo scoprirai. Nel frattempo saremmo felici di conoscere le tue esperienze. Vogliamo aprire uno scambio di opinioni su sport, allenamento e strategie mentali per raggiungere il massimo del proprio potenziale, l’armonia agonistica con il proprio IO. Nel rispetto di se stessi.
Qualcosa non ti è chiaro? Vuoi saperne di più?
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QUANDO FAUSTO DIVENTO’ COPPI

Prima firma della Gazzetta dello Sport e del giornalismo sportivo italiano, Claudio Gregori è innamorato di ciclismo.

coppiGregori conosce come pochi l’epopea eroica delle due ruote. Nessuno come lui sa raccontare grandi campioni come Fausto Coppi. Ecco un esempio

Anche nel ciclismo vale la teoria della relatività. Non è solo l’aritmetica, ma il contesto che dà la misura autentica dell’impresa. Un esempio. La Cuneo-Pinerolo, vinta da Coppi nel Giro del 1949, regalò un assolo impressionante sul piano numerico: 192 chilometri di fuga e 11’52” di vantaggio sul secondo. Ma è un fatto non marginale a renderla straordinaria: il secondo era Bartali. Cioè l’uomo che dieci mesi prima, su quei monti, aveva schiantato Louison Bobet al Tour. L’uomo che sul Vars e sull’Izoard aveva costruito la sua leggenda. L’Homme de Fer. Coppi, all’esordio su quei monti, aveva piegato quel gigante nel suo regno.

Se applicassimo un criterio puramente aritmetico alla Milano-Sanremo, allora potremmo dire che la più grande prodezza fu compiuta da Girardengo il 14 aprile 1918: una fuga solitaria di 203 chilometri, chiusa con 13’ di vantaggio sul secondo, Belloni, e 59’ sul terzo, Agostoni. Il famoso assolo di Coppi, infatti, fu più corto: <solo> 151 chilometri. Invece l’impresa di Coppi fu più grande.

Mentre Girardengo era stato protagonista nelle due Sanremo precedenti, Coppi era un “revenant”. Tornava dall’Inferno. Aveva passato 22 mesi in un campo di prigionia in Africa. Era tornato pelle e ossa con un marchio indelebile: la scritta “prisoner of war”, sulla pelle e nel cuore. Pavesi, il direttore sportivo che lo aveva guidato alla Legnano nella vittoria al Giro d’Italia del 1940, quando lo vide, si spaventò. Con occhio clinico lo scrutò, come un mercante d’arte studia un capolavoro maltrattato. La sua pipa emise uno sbuffo di fumo che disegnò nell’aria un punto interrogativo. Poi scosse la testa e sussurrò: <L’è trop magher>. Pavesi è il direttore sportivo che ha vinto di più del ciclismo italiano. Conosceva bene il potenziale di Coppi. Sapeva che aveva cinque anni meno di Bartali. Ma non ebbe dubbi: pensò che il capolavoro che aveva conosciuto fosse andato distrutto come gli affreschi del Mantegna nella Cappella Ovetari a Padova. Sicuro, scelse Bartali. Coppi passò alla Bianchi e la Grande Sfida ebbe inizio.

Coppi aveva già vinto 5 corsette nella seconda metà del 1945, in 4 arrivando solo. Ma erano sfide tra superstiti. L’assolo più grande era durato 15 chilometri. Alla Sanremo, il 19 marzo 1946, il campo era completo: c’erano gli stranieri e 107 concorrenti contro i 32 della Sanremo del ’18. Per Coppi era la prova della verità. Si era sposato. Aveva cambiato casa, paese, stile di vita. Era l’enigma, che la corsa doveva sciogliere. Lo fece subito.

Coppi andò in fuga a Binasco, a 284 chilometri dal traguardo. Il francese Lucien Teisseire – un corridore atletico e potente, che aveva vinto la Parigi-Tours ed era salito sul podio sia al Mondiale che alla Roubaix – con un attacco aveva tolto di mezzo gli altri compagni di fuga, ma dopo Masone Coppi lo aveva liquidato a 151 chilometri da Sanremo. Aveva scalato da solo il Turchino. Era planato come un falco in picchiata verso il mare.

La gente, ferita dalla guerra, incredula, lo vedeva sfrecciare tra le palme e le agavi come un’apparizione mozzafiato, su un orizzonte di morte. Via, nel scintillare favoloso dei raggi delle ruote. Elegante. Armonioso. Tutto in Coppi era euritmia. Quel cavaliere fioriva come un sogno irreale, insieme alla primavera e alla Rinascita.

Coppi era arrivato solo a Sanremo. Dietro di lui il vuoto. Gli occhi impazienti frugavano sul fondo del vialone. Invano. Non arrivava nessuno. Persino Nicolò Carosio, che faceva la radiocronaca, si era trovato in difficoltà. Aveva interrotto la diretta dicendo: <In attesa degli altri corridori trasmettiamo musica da ballo>. Un episodio piccolo e memorabile, che impreziosisce la leggenda.L’indomito Teisseire arrivò dopo 14 minuti. Ricci, Bartali, Canavesi, Ortelli, Leoni e il gruppo dopo 18’30”. Quel giorno la paura, il dolore, il disincanto, tutto evaporò. La gente, a bocca aperta, si misurò con il miracolo.

Claudio Gregori

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IL FALCO, UGO E POZZOVIVO

falcoE’ quasi diventata una consuetudine. Ma da un po’ non accadeva. Oggi Falco mi aspettava appollaiato sull’ultimo palo della luce del vialone che porta in costa da Altavilla a Casorzo. Pedalavo già da un’ora e stavo svoltando a destra, per imboccare la deviazione verso Vignale. Ma in quel momento Falco si è alzato in volo e con la voce stridula che ben conosco è andato ad appoggiarsi sul traliccio di un vitigno a sinistra, nella strada che conduce a Casorzo. Ho cambiato strada e l’ho seguito.
MAESTOSO Falco mi ha scortato come fa di solito, appollaiandosi di volta in volta su quello che gli capita, pali, tralicci, alberi, cartelli stradali: quando, pedalando, io arrivo ad affiancarlo, Lui apre le ali, disegna uno stretto cerchio sopra la mia testa, vola avanti e atterra 50-100 metri più in là. Così ha fatto anche stavolta, scortandomi fin quasi a Grazzano Badoglio. All’ultima curva prima dell’erta finale che porta in paese, mi ha lanciato un’ultima occhiata dall’alto e se n’è andato, veleggiando maestoso sulla valle verso Montemagno.
QUEL RAGAZZO MINUTO Ho seguito Falco fino a quando non è scomparso dalla mia vista, ho girato la bici ed ho imboccato una strada secondaria per rientrare verso Fubine. E’ a quel punto che, fermi a bordo strada, ho visto poco più avanti tre ciclisti indaffarati. Uno di loro stava rimontando la ruota dopo aver cambiato la camera d’aria. L’altro pedalicchiava lì intorno. Il terzo… Il terzo era un ragazzino minuto, classico fisico da scalatore, maglia bianca con quadrotti marrone e azzurri, scritta di sponsor francese: Ag2R. Ho chiesto all’amico che pedalava intorno chi fosse quel ragazzino, ma già lo sapevo
L’OSTEOPATA Falco mi ha portato ad un incontro fortuito e incredibile con #DomenicoPozzovivo, lo scalatorino lucano vincitore della tappa di #LagoLaceno al #Girod’Italia 2012. Domenico si sta allenando al caldo della Spagna, ha fatto un salto veloce in Monferrato per farsi vedere da #UgoDemaria, osteopata astigiano che lavora con molti professionisti, in particolare con quelli dell’Androni. Proprio Demaria aveva forato. Abbamo pedalato un po’ insieme, poi sulla salita verso Grana ho capito di dover salutare la compagnia. Solo un arrivederci. La sera cena. Bike Comedy ha trovato due nuovi amici
PS Poichè nell’equilibrio dell’Universo ad ogni azione ne corrisponde un’altra uguale e contraria, il doppio incontro felice con Pozzovivo e Demaria è stato seguito da una doppia foratura. Per fortuna nel gelo di Cuccaro è passato un amico in jeep
Bike Comedy organizza vacanze sportive e di remise en forme in Monferrato. Uno dei prossimi appuntamenti è dedicato alla Milano-Sanremo, classicissima del ciclismo professionistico.
Due i pacchetti disponibili:
– Settimana: dal 17 al 23 marzo
– Weekend lungo: dal 20 al 23 marzo
Per informazioni: info@bikecomedy.it

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LA TABELLA DI ALLENAMENTO PER LA LIEGI-BASTOGNE-LIEGI: 12/a SETTIMANA

MapeiIL BATTITO DEL NORD, 12/a settimana – Ecco la tabella degli allenamenti che mi aspettano per la settimana dal 16 al 22 dicembre in preparazione alle gran fondo cicloturistiche del Nord e in particolare per la Liegi-Bastogne-Liegi in programma il 26 aprile. Il programma è stato creato qualche anno fa dal Professor Aldo Sassi, apporterò solo qualche piccola personalizzazione.
LUNEDI: riposo
MARTEDI: riposo
MERCOLEDI: 70 km circa con 1×15′ al Lungo e 5′ al Medio. Recu…pero in agilità, Poi 1×17′ al Medio seguito da 3′ in Soglia pedalando se possibile fuori sella in salita.
GIOVEDI: 2h30 con progressione 1×15′ al Lungo + 1×15′ al Medio. A seguire SFR 8×2’30, intervallate ciascuna da un recupero di 1’30
VENERDI: riposo
SABATO: 70 km circa con 1×15′ al Lungo e 5′ al Medio. Recupero in agilità, Poi 1×17′ al Medio seguito da 3′ in Soglia pedalando se possibile fuori sella in salita.
DOMENICA: 100-120 km con 30′ complessivi di salita a ritmo regolare
– In caso di necessità, tutte le sedute sono eseguibili anche su rulli: nel caso ridurrò il tempo totale dell’allenamento a max 80 minuti, lasciando intatti nella durata e nell’intensità i lavori specifici proposti
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PALESTRA IN CASA CON CORPO LIBERO, FITBALL, ELASTICI: ECCO GLI ESERCIZI INVERNALI PER I CICLISTI

FitbalLa palestra è un’amica invernale per moltissimi appassionati di ciclismo. Ma chi non può andare in palestra? Rocco Caloro, fisioterapista e personal trainer con base a Grosseto, propone una serie di esercizi da fare in casa con una attrezzatura semplice ed economica

“Per quanto riguarda gli allenamenti per la muscolazione, nel caso risultasse complicato frequentare una palestra è certamente possibile, in alternativa, allenarsi fra le mura domestiche. In questo caso sarà difficile disporre delle utilissime e sofisticate macchine isotoniche presenti in palestra, ma in compenso l’allenamento in casa offrirà la possibilità di sviluppare efficacemente la muscolatura di stabilizzazione e di controllo corporeo così importante nella posizione sulla bici, grazie al maggior utilizzo del carico naturale; un altro indubbio vantaggio dal lavoro con il carico naturale è il minor rischio rispetto alle attrezzature isotoniche di incorrere in problematiche dovute alla riduzione dell’estensibilità muscolare. Gli esercizi qui proposti sono rivolti alla muscolatura del tronco e delle spalle in modalità isometrica ed eccentrica.

(Questo programma di home fitness si rivolge esclusivamente a persone sane che pratichino già attività sportiva. E’ necessario seguire correttamente le istruzioni. Si declinano ogni responsabilità per eventuali danni riportate da persone e cose nel corso degli esercizi)

COSA SERVE — Per poter svolgere un programma di in casa bisogna procurarsi alcuni piccoli attrezzi facilmente reperibili (negozi di articoli sportivi o sanitarie): 1 fitball (o swiss ball) da 65 cm di diametro (atleta di statura media), altrimenti da 55 cm o 75 cm. Costo 30 euro circa. 2/3 elastici (con o senza maniglie) tipo therabands o dynabands, con diversa densità: leggero, medio, medio/forte. Costo 15 euro circa. 1 tappetino se non si dispone di un tappeto o altra superficie adeguata. Costo 10 euro max. Piccoli pesi (coppie da 1 kg, 2 Kg, 3 kg). Costo 10/15 euro circa

OBIETTIVI DELL’ALLENAMENTO IN CASA – 1. Sviluppo della muscolatura di stabilizzazione e controllo posturale sulla bici.
2. Equilibrio nella distribuzione del carico corporeo nei punti d’appoggio sulla bici (manubrio, pedali, sella).
3. Tonicità ed estensibilità della muscolatura implicata nella performance; mantenere tonica ed estensibile la muscolatura meno utilizzata. Quelli che seguono sono alcuni suggerimenti selezionati in un’infinita gamma di esercizi possibili. E’ naturalmente plausibile corredare il proprio programma con ulteriori proposte, che includano anche stretching e esercizi di tonificazione isotonica con manubri o cavigliere. L’attenzione nel nostro caso è stata focalizzata su delle proposte da svolgere con fitball ed elastici, e su alcuni esercizi da svolgere senza attrezzi

ESERCIZI CON FITBALL

Esercizio 1 – Proni, con il bacino in appoggio al centro della fitball, braccia distese in avanti e gambe distese e unite ai talloni, con lieve appoggio degli alluci al suolo: sollevare le gambe fino alla posizione orizzontale e ritorno lento delle stesse al suolo. Mantenere le ginocchia distese durante il sollevamento delle gambe. Eseguire 12 volte per 5 serie (12 x 5)
Esercizio 2 – Posizione di partenza come sopra: sollevare le gambe distese fino all’orizzontale, quindi “trazionare” il corpo in avanti arrestandosi quando le braccia raggiungono la posizione verticale; il corpo dovrà risultare ben allineato con glutei e addominali profondi attivi: piegate i gomiti come in un piegamento a terra, facendo simultaneamente rullare il pallone in avanti e “caricando” il distretto superiore del corpo; ritorno alla posizione orizzontale. 10×3.
Esercizio 3 – Posizione orizzontale con bacino in appoggio su fitball e mani in appoggio a terra: richiamare la fitball in avanti con le ginocchia, fino a completa flessione; quindi, ritornare lentamente alla posizione di partenza senza perdere l’allineamento corporeo. 10×3.
Esercizio 4 – In appoggio laterale sulla fitball, mano dietro l’occipite e tronco in flessione controlaterale: sollevare il tronco fino all’allineamento bacino-torace-testa, mantenere 3-5 secondi, ritorno lento alla posizione di partenza. 10×2 per lato.
Esercizio 5 – Supino, gambe piegate e in appoggio sulla fitball, braccia distese oltre il capo e parallele: distendere le gambe e sollevare il bacino dal suolo mantenendo l’allineamento braccia-tronco-gambe, raggiungere il punto d’arrivo, quindi scendere fino all’appoggio. 20-30 ripetizioni.

 ESERCIZI CON GLI ELASTICI

E’ necessario reperire tre punti di riferimento (gancio, maniglia finestra, ecc.) cui agganciare l’elastico: 1) altezza dello sterno parte inferiore; 2) altezza delle caviglie; 3) 50 cm sopra la testa.

Esercizio 1 – In piedi, elastico con maniglie (resistenza media) allʼaltezza dello sterno, braccia distese in avanti: trazionare lʼelastico verso lo sterno portando le scapole in leggera retrazione, gomiti a 90°; mantenere 10 secondi, poi ritornare lentamente alla posizione di partenza. 15×3
Esercizio 2 – In piedi, schiena rivolta al punto di aggancio dellʼelastico al supporto (es. maniglia della finestra), posizione di affondo con le braccia flesse e le mani che impugnano l’elastico (medio-forte) all’altezza delle spalle: spingere con entrambe le mani fino a completa estensione delle braccia, quindi ritorno lento alla posizione di partenza. 15×3
Esercizio 3 – In piedi, elastico con maniglie impugnato e agganciato in posizione alta (50 cm sopra la testa):abbassare entrambe le braccia distese, senza protrarre le spalle in avanti, fino al raggiungimento della posizione verticale delle braccia stesse. Mantenere la posizione raggiunta 5 secondi, quindi ritornare molto lentamente alla posizione di partenza evitando il sollevamento delle spalle. 10×3
Esercizio 4 – Elastico fissato in basso (es. piede di un comò), schiena rivolta al punto di aggancio, braccia in partenza lungo il corpo: sollevare un braccio fino alla posizione orizzontale impugnando lʼestremità dellʼelastico, e ritorno lento. Attenzione a mantenere l’attivazione di glutei e addominali per non scivolare in avanti con il bacino. 10×2 per lato

 ESERCIZI SENZA AUSILIO DI ATTREZZI
Esercizio 1 – In appoggio sul fianco, corpo completamente esteso ed allineato, sollevare leggermente dal suolo le gambe unite e ritorno. Evitare ogni sbilanciamento anteriore o posteriore attraverso la stabilizzazione degli addominali, dei glutei e delle spalle. 15×2 per lato
Esercizio 2 – Partenza in posizione laterale, in appoggio sul gomito e sulla parte inferiore del corpo: Sollevare il bacino dallʼappoggio facendo leva sul gomito, fino a raggiungere l’allineamento di bacino-torace-testa. Mantenere 3-5 secondi e poi ritorno controllato alla posizione di partenza. 10×2 per lato
Esercizio 3 – Posizione supina, con mani dietro la nuca e gambe piegate e in appoggio al suolo: sollevare il capo e le gambe fino alla posizione indicata, quindi mantenere 10” la posizione raggiunta e ritorno. 12 ripetizioni
Esercizio 4 – Prono, braccia in alto, addominali in lieve contrazione: sollevare braccia e gambe ed eseguire delle oscillazioni frequenti sul piano longitudinale del corpo con braccia e gambe, come nel nuoto (swimming exercise). Oscillare per 10 secondi. Ripetere 10 volte. Non piegare le ginocchia durante l’oscillazione.
Rocco Caloro (fisioterapista, Grosseto)

Bike Comedy organizza una vacanza sportiva dedicata alla Milano-Sanremo, classicissima del ciclismo professionistico. Appuntamento in Monferrato dal 17 al 23 marzo. Possibilità di week end lungo
Informazioni e prenotazione: info@bikecomedy.it

Cicloturismo

L’UOMO IN NERO E QUEL TESORO DI TRIFOLA

trifolaQuando mi vede spuntare in fondo al vialetto  che porta alla “sua” cascina, quelle rare volte, lui ripete sempre gli stessi gesti: mi osserva qualche secondo ben piantato sulle quattro zampe, il testone tenuto un po’ abbassato, poi si sdraia volgendomi la schiena. Finge di dormire. Lui tiene la testa girata dall’altra parte, e a me la vista di quello spettacolo fa girare altri gioielli di famiglia. Trifola è un vero bastardone: i vecchi del posto lo chiamano Lagotto, ma nel suo sangue c’è il depliant delle razze canine. Nei geni irriverenti ha due soli interessi: gli estri volubili di Lilli, una vezzosa barboncina torinese che passa i week-end nel casolare vicino, ed il tartufo. Il “quando”, però,  lo decide lui. Di me, che lo mantengo, se ne frega.

L’unico al quale non dice mai no è l’Uomo in Nero. Quando quel vecchio si presenta in cascina, avvolto nel mantellone che ricorda un poncho, il cappellaccio a larghe tese sui capelli bianchi e ormai radi, Trifola si sveglia di colpo. L’Agnese giura che quando l’Uomo in Nero fa vedere il bastone da rabdomante, è come se un secchio di adrenalina scuotesse il corpo nevrile di Trifola.

L’Uomo in Nero arriva quando vuole lui, senza preavviso. Poi scompare e non si vede per settimane, mesi. So bene il tavolo del baretto dove trovarlo, chinato sulle carte o sulla tazza di Ruchè. Ma sarebbe inutile cercarlo: si muove solo quando decide lui, come Trifola.  L’Uomo in Nero è il più spietato cercatore, pardon, cacciatore di tartufi della zona. Sul suo conto, nella piazzetta in paese, si raccontano storie dove la verità va a braccetto con la favola. Tremende le sfide con due cacciatori di zone vicine, altrettanto celebri nella tradizione popolare. Profumi e odi, sul tartufo non si scherza.

L’Uomo in Nero ha il tartufo nel sangue. Tradizione di famiglia: cacciatore il padre, una leggenda il nonno; mitiche le gesta di una prozia maritata a venti chilometri e che venti chilometri si faceva sull’asino per tornare nei posti “segreti”. Tutto vero? Sicuramente affascinante. Chissenefrega se nella tavolozza dell’emozione ci scappa qualche colpo di pennello in più.

L’Uomo in Nero ha un’età indecifrabile: a seconda dei giorni, e del baretto, puoi dargli 70 anni come 90: di sicuro, si dice, non ha figli. Io non voglio che il suo patrimonio di conoscenze, la sua cultura, la sua umanità spariscano con lui. Ma la sfida è difficile. Quando, come sempre, ha lasciato due pezzi del tesoro scovato con Trifola, ha promesso che presto mi porterà a caccia con sè. Per la verità, ha mormorato “con noi”. Non l’aveva mai detto prima, ci credo, ci conto. Il tempo a disposizione non è più molto.

Quel tesoro di Trifola mi osserva di sottecchi. L’aria è al solito indolente, ma nell’unico occhio che intravvedo sotto il ciuffo disordinato corre un lampo di furbizia: sa di essersi guadagnato un altro anno di zuppa. Alle spalle del sottoscritto

Bike Comedy organizza una vacanza sportiva dedicata alla Milano-Sanremo, classicissima del ciclismo professionistico. Appuntamento in Monferrato dal 17 al 23 marzo. Possibilità di week end lungo Informazioni sui costi e prenotazione: info@bikecomedy.it

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LIEGI-BASTOGNE-LIEGI: LE TABELLE DI ALLENAMENTO PER L’11/a SETTIMANA

IL BATTITO DEL NORD, 11/a settimana – Ecco la tabella degli allenamenti che mi aspettano per la settimana dal 9 al 15 dicembre in preparazione alle gran fondo cicloturistiche del Nord, in particolare per la Liegi-Bastogne-Liegi del 26 aprile. Il programma è stato creato qualche anno fa dal Professor Aldo Sassi, apporterò solo qualche piccola personalizzazione.
LUNEDI: riposo
MARTEDI: 70 km circa con 1×15′ al Lungo e 5′ al Medio. Recupero in agilità, Po…i 1×17′ al Medio seguito da 3′ in Soglia pedalando se possibile fuori sella in salita.
MERCOLEDI: riposo
GIOVEDI: 2h30 con 1×15′ al Lungo seguito da 1×15′ al Medio. A seguire SFR 8×2’30, intervallate ciascuna da un recupero di 1’30
VENERDI: riposo o facoltativo: 2h in pianura con 1×15 Lungo + 1×15′ Medio
SABATO: 70 km circa con 1×15′ al Lungo e 5′ al Medio. Recupero in agilità, Poi 1×17′ al Medio seguito da 3′ in Soglia pedalando se possibile fuori sella in salita.
DOMENICA: 100-120 km con 30′ complessivi di salita a ritmo regolare
– In caso di necessità, tutte le sedute sono eseguibili anche su rulli: nel caso ridurrò il tempo totale dell’allenamento a max 80 minuti, lasciando intatti nella durata e nell’intensità i lavori specifici proposti
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Le tabelle di allenamento per la Liegi-Bastogne-Liegi

MapeiIL BATTITO DEL NORD, 10/a settimana – Ecco la tabella degli allenamenti che mi aspettano per la settimana dal 2 all’8 dicembre in preparazione alle gran fondo cicloturistiche del Nord, in particolare alla Liegi-Bastogne-Liegi in programma il 26 aprile 2014. Il programma è stato creato qualche anno fa dal Professor Aldo Sassi, apporterò solo qualche piccola personalizzazione.   LUNEDI: riposo
MARTEDI: 70 km circa con 1×15′ al Lungo e 5′ al Medio. Recupero in agilità, …Poi 1×17′ al Medio seguito da 3′ in Soglia pedalando se possibile fuori sella in salita.
MERCOLEDI: riposo
GIOVEDI: 2h30 con 1×15′ al Lungo seguito da 1×15′ al Medio. A seguire SFR 8×2′, intervallate ciascuna da un recupero di 1’30
VENERDI: riposo o facoltativo: 2h in pianura con 1×15 Lungo + 1×15′ Medio
SABATO: 70 km circa con 1×15′ al Lungo e 5′ al Medio. Recupero in agilità, Poi 1×17′ al Medio seguito da 3′ in Soglia pedalando se possibile fuori sella in salita.
DOMENICA: 90-100 km con 40′ complessivi di salita a ritmo regolare
– In caso di necessità, tutte le sedute sono eseguibili anche su rulli: nel caso ridurrò il tempo totale dell’allenamento a max 80 minuti, lasciando intatti nella durata e nell’intensità i lavori specifici proposti
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LEONE, IL BRACCO E IL SORRISO DEL VECCHIO FELICE

mareL’ho intravisto, lontano, sull’ultimo rampone della salita. Quello che, dopo un tornante  a sinistra, porta fino alla piazza con trattoria e la deviazione per Deiva. Lo vedevo là in fondo, piccolo piccolo, avanti  3-400 metri. Subito è scattata la molla: vado a prenderlo. Progetto scartato quasi subito, troppa fatica. Ho proseguito con il mio passo. Man mano che lo avvicinavo, la figura di quel ciclista prendeva forma. Prima il luccichio tipico dei vecchi pedalini con cinghiette. Poi le scarpe da tennis e i pantaloncini color scozzese: probabilmente bermuda da spiaggia. E infine la camicia che svolazzava, probabilmente aperta sul davanti, e il telaio di una volta, vintage. Per ultimi, i capelli bianchi che uscivano dietro, da sotto il casco. Arrà avuto 70 anni, forse qualcuno in più. Saliva adagio, zigzagando leggermente. Faticava ma teneva duro. Visti da dietro i polpacci erano però ben vivi e scolpiti. Gambe che raccontavano di una vita con tanti chilometri pedalati. Mi sono accodato alla sua ruota, aspettando di superare gli ultimi cento metri duri. Poi l’ho affiancato, gli ho sorriso. “Ciaaaaooo – mi ha risposto con un filo di foce, strascicando il saluto tra il fiatone – . Anche questa volta ce l’ho fatta”. Io gli ho agitato un pugno davanti al naso e gli ho gridato “grande, grande”. Lui mi ha sorriso. Un sorriso dolcissimo, disarmante. Il sorriso di un vecchio felice

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