Cicloturismo

L’UOMO IN NERO E QUEL TESORO DI TRIFOLA

trifolaQuando mi vede spuntare in fondo al vialetto  che porta alla “sua” cascina, quelle rare volte, lui ripete sempre gli stessi gesti: mi osserva qualche secondo ben piantato sulle quattro zampe, il testone tenuto un po’ abbassato, poi si sdraia volgendomi la schiena. Finge di dormire. Lui tiene la testa girata dall’altra parte, e a me la vista di quello spettacolo fa girare altri gioielli di famiglia. Trifola è un vero bastardone: i vecchi del posto lo chiamano Lagotto, ma nel suo sangue c’è il depliant delle razze canine. Nei geni irriverenti ha due soli interessi: gli estri volubili di Lilli, una vezzosa barboncina torinese che passa i week-end nel casolare vicino, ed il tartufo. Il “quando”, però,  lo decide lui. Di me, che lo mantengo, se ne frega.

L’unico al quale non dice mai no è l’Uomo in Nero. Quando quel vecchio si presenta in cascina, avvolto nel mantellone che ricorda un poncho, il cappellaccio a larghe tese sui capelli bianchi e ormai radi, Trifola si sveglia di colpo. L’Agnese giura che quando l’Uomo in Nero fa vedere il bastone da rabdomante, è come se un secchio di adrenalina scuotesse il corpo nevrile di Trifola.

L’Uomo in Nero arriva quando vuole lui, senza preavviso. Poi scompare e non si vede per settimane, mesi. So bene il tavolo del baretto dove trovarlo, chinato sulle carte o sulla tazza di Ruchè. Ma sarebbe inutile cercarlo: si muove solo quando decide lui, come Trifola.  L’Uomo in Nero è il più spietato cercatore, pardon, cacciatore di tartufi della zona. Sul suo conto, nella piazzetta in paese, si raccontano storie dove la verità va a braccetto con la favola. Tremende le sfide con due cacciatori di zone vicine, altrettanto celebri nella tradizione popolare. Profumi e odi, sul tartufo non si scherza.

L’Uomo in Nero ha il tartufo nel sangue. Tradizione di famiglia: cacciatore il padre, una leggenda il nonno; mitiche le gesta di una prozia maritata a venti chilometri e che venti chilometri si faceva sull’asino per tornare nei posti “segreti”. Tutto vero? Sicuramente affascinante. Chissenefrega se nella tavolozza dell’emozione ci scappa qualche colpo di pennello in più.

L’Uomo in Nero ha un’età indecifrabile: a seconda dei giorni, e del baretto, puoi dargli 70 anni come 90: di sicuro, si dice, non ha figli. Io non voglio che il suo patrimonio di conoscenze, la sua cultura, la sua umanità spariscano con lui. Ma la sfida è difficile. Quando, come sempre, ha lasciato due pezzi del tesoro scovato con Trifola, ha promesso che presto mi porterà a caccia con sè. Per la verità, ha mormorato “con noi”. Non l’aveva mai detto prima, ci credo, ci conto. Il tempo a disposizione non è più molto.

Quel tesoro di Trifola mi osserva di sottecchi. L’aria è al solito indolente, ma nell’unico occhio che intravvedo sotto il ciuffo disordinato corre un lampo di furbizia: sa di essersi guadagnato un altro anno di zuppa. Alle spalle del sottoscritto

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