fitness · Monferrato · Strade bianche

La culla del falco e l’amico ritrovato

Era lassù, mi stava aspettando. Sulla cima di quella specie di pino marittimo che spicca a metà della salita verso Grazzano Badoglio. Una pianta altiissima e solitaria, con gli ultimi rami che si aprono a culla. Proprio lassù, il mio amico falco ha cancellato i miei timori, la mia convinzione che non l’avrei più rivisto.
Stavo pedalando da quasi 3 ore, mi sono fermato più vicino che ho potuto all’albero e l’ho osservato, il naso all’insù. Lui ha sporto la testa oltre l’ampio petto, ho sentito i suoi occhi scrutarmi. Ho avuto l’impressione che soppesasse la mia figura: le gambe che iniziano a sfinarsi, la pancia un po’ più magra, il volto che si sta asciugando.
Mi ha studiato. Poi si è rizzato sulle zampe e si è lanciato. Ma prima che aprisse le ali, veleggiando maestoso nella vallata verso Montemagno, l’amico falco mi ha lanciato un’ultima occhiata. Mi è sembrato di sentire una voce. Mi è parso che da lassù mi gridasse “bene”

Annunci
fitness · Monferrato · Strade bianche

Moser, il guado del torrente e il sorriso del vecchio felice

Si è svegliato la mattina presto,all’alba, come da probabile abitudine. E mentre andava alla sala colazione, scendendo per l’ampia scalinata esterna, si è bloccato. Qualcosa che non gli andava: la vite. Quella vite – che crea un pergolato – secondo lui aveva bisogno di essere potata. Detto e fatto: in attesa che la signora Vilma sfornasse la crostata e il caffè uscisse, si è messo a tagliar rami e spostar filari. Finchè non è stato soddisfatto dell’opera. Ombra sotto il pergolato non ce n’è più, ma fra un mese quella vite sarà più rigogliosa. Francesco Moser è fatto così: se qualcosa non va deve intervenire. Schietto, duro, spigoloso, forte: un leader in ogni circostanza. Piaccia o non piaccia. Non a caso quest’uomo ha diviso l’Italia, per quel rapporto con Saronni dal quale è diviso non solo dalla rivalità sportiva ma anche da una incompatibilità caratteriale insanabile.

Venerdì sera Francesco Moser era ospite di Bike Comedy: cena con presentazione dei suoi vini. Il sommelier Mauro Demartini, patron della serata, ha presentato ogni vino ad ogni tavolo, mentre lo serviva. Pensava di fare un favore a Francesco, di risparmiargli discorsi. Macchè: Moser lo ha “cortesemente” ripreso ed ha voluto presentare personalmente i 5 vini che ha portato. Con passione. Illustrando le qualità del 51,151, il suo spumante Metodo Classico di uva Chardonnay. E del Moscato Giallo che matura nel terreno calcareo sulle colline di Trento, e così via.

Francesco Moser è fatto così.
E quando sabato mattina – pedalando sulle strade bianche attorno a Lù, si è trovato davanti ad un lungo tratto di sterrato trasformato in acquitrino dai temporali dei giorni precedenti -, non si è scomposto: bici in spalla e guado del torrente che scorreva a lato. Acqua e fango fino alle caviglie per aggirare l’ostacolo. Lui davanti, il leader, e noi dietro, che altro potevamo fare?

A 61 anni, Moser conserva una bella forma. Pesa come quando correva, le stagioni volano per tutti ma visto da vicino sembra più giovane di quanto ora appare nelle foto. E sulla salita di Conzano, la penultima, ha piazzato la botta staccando nel finale chi ha dato tutto per provare a tenergli la ruota

Tre ore sui saliscendi monferrini, una giornata splendida con un gruppetto di eroici che non so come hanno spinto forte le loro antiche, originalissime, bici. A metà uscita, la sosta al bar di Olivola. Un uomo sull’ottantina, camicia a scacchi rossi, leggeva la Gazzetta seduto al tavolino fuori, pagina del ciclismo. Moser – casco, cappellino sottocasco e occhi da sole -, si è avvicinato all’uomo, si è chinato per leggere anche lui il giornale. Voleva sapere il vincitore del giorno prima al Romandia. Per un attimo, Moser e l’anziano contadino si sono trovati col volto vicino, fianco a fianco, quasi guancia a guancia. “Lei è appassionato di ciclismo?” ho chiesto io. “Certo, una volta…. Saronni, Moser….”. “Appunto, Moser”, gli ho risposto indicando Francesco. Il vecchio ha girato il volto verso Moser che ha ricambiato, i due si sono guardati negli occhi. Per un attimo il contadino è rimasto immmobile. Poi ha guardato me, ha riguardato il suo vicino. “Ma… sei…”. Nient’altro, non gli ha più staccato gli occhi di dosso. Con il volto ridisegnato da un sorriso.
Il sorriso di un vecchio felice. Il sorriso di un bambino

info@bikecomedy.it