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23 aprile, La Gravelata: iscrizioni aperte

In azione sulle strade bianche del Monferrato
In azione sulle strade bianche del Monferrato

Si aprono le iscrizione a La Gravelata, evento Bike Comedy in programma il 23 aprile organizzato per il 2016 con AS Ciclismo. La Gravelata, pedalata ecologica per gravel bike e bici storiche di 120 km circa, in buona parte sulle strade bianche del Monferrato casalese, è riservata a tesserati FCI e enti promozionee ed è valida come seconda prova del Campionato Italiano Gravel. Ritrovo a Fubine (Al)
ISCRIZIONE:
– Con bonifico bancario: euro 15 (euro 20 con opzione pasta party finale). Bonifico intestato a ASD Bike Comedy Cycling Club, Banca Unicredit, IBAN: IT75O0200801615000103447082
Nel bollettino specificare anche ente di appartenenza e numero tessera
– Alla partenza: euro 25 (euro 30 con opzione pasta party finale) L’iscrizione va confermata inviando copia bollettino a info@bikecomedy.it

BIKE COMEDY, PER CHI GAREGGIA CONTRO I PROPRI LIMITI

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Academy Strade Bianche, scuola di ciclismo su sterrati: il decalogo per neofiti (e non)

Scenari da Monferrato Casalese
Scenari da Monferrato Casalese

1 – Prima di ogni uscita su strade bianche, controllare sempre la propria bicicletta. Verificare l’integrità del telaio e soprattutto ogni sua parte “avvitata”, per controllare che le vibrazioni e le sollecitazioni di pedalare precedenti non abbiano provocato allentamenti a viti, dadi e serraggi

2 – Controllare che la sella non abbia subito variazioni di assetto (verso destra o sinistra; punta più in sù o più in giù) dovute a precedenti sollecitazioni, buche o insaccate da compressione

3 – Controllare la pressione di copertoni o tubolari

4 – Oliare cambio, catena e deragliatore. Lasciare penetrare bene l’olio, dopodichè asportare il superfluo con uno straccio onde evitare che la polvere si attacchi creando una poltiglia che provocherebbe problemi e malfunzionamento della trasmissione
(segue)

Buon divertimento
Luca Zuccotti, direttore sportivo Federciclismo specializzato in fuoristrada

Tutto chiaro? Avete qualche dubbio?
Prenotate una lezione sugli sterrati con Academy Strade Bianche
info@bikecomedy.it

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“La Monsterrato-Strade Bianche Monferrato”, cicloturistica per biciclette d’epoca: il programma di allenamento per febbraio

La Monsterrato-Strade Bianche MOnferrato, ciclostorica per biciclette storiche su strade prevalentemente bianche in programma l’11 ottobre 2015: la tabella di allenamento per il mese di febbrario. Domenica 22 Marco Saligari e Luca Zuccotti vi aspettano per una pedalata sulle strade bianche di Lu Monferrato. Sarà presente Claudio Gregori, giornalista della Gazzetta dello Sport, che parlerà del ciclismo eroico

Per informazioni e prenotazioni: info@bikecomedy.it
Le tabelle sulla sezione Blog di http://www.bikecomedy.it

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Monferrato World Heritage Site thanks to UNESCO and to Aleramo

 Presumably born around 910, Aleramo was appointed by the Marquis Berengar II, whose daughter Gerberga was his second wife. According to a legend of the fourteenth century the Marquis Aleramo was born in Acqui Terme (more precisely, in the Abbey of Santa Giustina in Sezzadio) during a pilgrimage. Orphaned, Aleramo was hired in the imperial army and went to the court of Emperor Otto I. There, he met Alasia, daughter of the Emperor, and the two fell in love. Unable to report the matter to His Majesty, fearing a refusal to the marriage, the lovers fled to the homelands of Aleramo. Here, however, he could not live without fighting again, and re-entered the army in secret.

When the Emperor Otto became aware of it, he wanted to meet the young brave and forgave the two lovers. In a fit of generosity, he granted Aleramo so much land he had managed to ride across without stopping. The territory that he rode across is now Monferrato, whose name derives from mun (brick) and frà (shoe), ie the bricks used to shoe the horses that Aleramo, as evidence of having traveled across such territories, had thrown behind himself. However, there are several variations of the legend, such as the one according to which Aleramo obtained the territory that he could ride across in three days and three nights, and that the name Monferrato comes from having used a brick (MON) as a hammer, to shoe the horse that had lost a shoe (RES) during the race.

It’s hard to say which one is Aleramo’s true story, and what is legend. For sure, he is one of the most mysterious, fascinating and unknown characters of history. The remains of Aleramo rest today in the parish of Grazzano Badoglio

22 to 26 July: discover the Monferrato by bike with Marco Saligari

Information and reservations: +39 339 8833626 – info@bikecomedy.it

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Il Monferrato eletto dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità

L’Unesco ha ufficialmente conferito a Monferrato e Langhe il prestigioso riconoscimento di patrimonio mondiale dell’umanità. Una patente prestigiosa, un premio per le terre, la gente, la tradizione ed il futuro. Soprattutto una formidabile spinta per il futuro del Monferrato
VIDEO https://www.youtube.com/watch?v=HqbSLIneWew

Le colline di Monferrato, Langhe e Roero con i loro dolci paesaggi modellati dall’azione combinata della natura e dell’uomo, sono da oggi patrimonio mondiale dell’Unesco. La candidatura dei Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte è stata accolta dal comitato permanente del
Patrimonio Materiale dell’Unesco riunito a Doha, in Qatar.
L’Italia – prima al mondo per numero di siti riconosciuti dall’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, ora 50 – iscrive per prima nelle World Heritage List dei luoghi più belli del pianeta un’area geografica premiata per la cultura legata al vino. Neppure le rinomate colline francesi dove si producono lo Champagne od il Bordeaux ci sono ancora arrivate.
Il Piemonte è arrivata al traguardo con una candidatura nata dieci anni fa, a Canelli, nelle cantine che sono chiamate le ‘cattedrali sotterraneè, decollata nel 2008 con il protocollo d’intesa firmato da Regione, Province di Alessandria, Asti e Cuneo e dal ministero dei Beni Culturali. Strada facendo si è poi aggiunto il ministero delle Politiche Agricole.
Dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte fanno parte tre aree nelle Langhe, due nell’Alto Monferrato, un’altra, infine, nel Basso Monferrato. Sono le colline dove i doni della natura ed il sapiente lavoro di generazioni e generazioni di uomini, ogni anno portano a staccare dalle vigne i grappoli d’uva che poi diventeranno Barolo, Barbaresco, Asti spumante, noti in tutto il mondo, ma anche altri vini molto amati. E dove la terra è generosa dei tartufi più pregiati. Colline raccontate da grandi scrittori – Pavese, Fenoglio, Pavese – custodi di straordinarie bellezze e di grandi tradizioni legate alla terra, di storiche cantine e castelli.
Sono sei i territori d’eccellenza entrati nell’Heritage List dell’Unesco: la Langa del Barolo, il Castello di Grinzane Cavour, le Colline del Barbaresco, Nizza ed il Barbera, Canelli e l’Asti spumante, il Monferrato degli Infernot. Un’area in tre province, che copre un’estensione di 10.789 ettari in 29 Comuni. Il dossier piemontese è stato curato da Siti, associazione fondata dal Politecnico di Torino con la Compagnia di San Paolo.
La strada verso il sì dell’Unesco alla candidatura piemontese era stata aperta, a fine aprile, dal parere positivo dell’Icomos, l’organismo indipendente che valuta le candidature per la lista Unesco: «I paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato – sono unici per la sua armonia e per l’efficace bilanciamento tra qualità estetiche del paesaggio rurale, architetture e costruzioni storiche, ed antica e autentica tradizione della viticoltura» (Ansa).

Scopri il Monferrato in bici con Marco Saligari: appuntamento a Lu dal 22 al 26 luglio
Informazioni e prenotazioni: +39 339 8833626 – info@bikecomedy.it

 

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La culla del falco e l’amico ritrovato

Era lassù, mi stava aspettando. Sulla cima di quella specie di pino marittimo che spicca a metà della salita verso Grazzano Badoglio. Una pianta altiissima e solitaria, con gli ultimi rami che si aprono a culla. Proprio lassù, il mio amico falco ha cancellato i miei timori, la mia convinzione che non l’avrei più rivisto.
Stavo pedalando da quasi 3 ore, mi sono fermato più vicino che ho potuto all’albero e l’ho osservato, il naso all’insù. Lui ha sporto la testa oltre l’ampio petto, ho sentito i suoi occhi scrutarmi. Ho avuto l’impressione che soppesasse la mia figura: le gambe che iniziano a sfinarsi, la pancia un po’ più magra, il volto che si sta asciugando.
Mi ha studiato. Poi si è rizzato sulle zampe e si è lanciato. Ma prima che aprisse le ali, veleggiando maestoso nella vallata verso Montemagno, l’amico falco mi ha lanciato un’ultima occhiata. Mi è sembrato di sentire una voce. Mi è parso che da lassù mi gridasse “bene”

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Moser, il guado del torrente e il sorriso del vecchio felice

Si è svegliato la mattina presto,all’alba, come da probabile abitudine. E mentre andava alla sala colazione, scendendo per l’ampia scalinata esterna, si è bloccato. Qualcosa che non gli andava: la vite. Quella vite – che crea un pergolato – secondo lui aveva bisogno di essere potata. Detto e fatto: in attesa che la signora Vilma sfornasse la crostata e il caffè uscisse, si è messo a tagliar rami e spostar filari. Finchè non è stato soddisfatto dell’opera. Ombra sotto il pergolato non ce n’è più, ma fra un mese quella vite sarà più rigogliosa. Francesco Moser è fatto così: se qualcosa non va deve intervenire. Schietto, duro, spigoloso, forte: un leader in ogni circostanza. Piaccia o non piaccia. Non a caso quest’uomo ha diviso l’Italia, per quel rapporto con Saronni dal quale è diviso non solo dalla rivalità sportiva ma anche da una incompatibilità caratteriale insanabile.

Venerdì sera Francesco Moser era ospite di Bike Comedy: cena con presentazione dei suoi vini. Il sommelier Mauro Demartini, patron della serata, ha presentato ogni vino ad ogni tavolo, mentre lo serviva. Pensava di fare un favore a Francesco, di risparmiargli discorsi. Macchè: Moser lo ha “cortesemente” ripreso ed ha voluto presentare personalmente i 5 vini che ha portato. Con passione. Illustrando le qualità del 51,151, il suo spumante Metodo Classico di uva Chardonnay. E del Moscato Giallo che matura nel terreno calcareo sulle colline di Trento, e così via.

Francesco Moser è fatto così.
E quando sabato mattina – pedalando sulle strade bianche attorno a Lù, si è trovato davanti ad un lungo tratto di sterrato trasformato in acquitrino dai temporali dei giorni precedenti -, non si è scomposto: bici in spalla e guado del torrente che scorreva a lato. Acqua e fango fino alle caviglie per aggirare l’ostacolo. Lui davanti, il leader, e noi dietro, che altro potevamo fare?

A 61 anni, Moser conserva una bella forma. Pesa come quando correva, le stagioni volano per tutti ma visto da vicino sembra più giovane di quanto ora appare nelle foto. E sulla salita di Conzano, la penultima, ha piazzato la botta staccando nel finale chi ha dato tutto per provare a tenergli la ruota

Tre ore sui saliscendi monferrini, una giornata splendida con un gruppetto di eroici che non so come hanno spinto forte le loro antiche, originalissime, bici. A metà uscita, la sosta al bar di Olivola. Un uomo sull’ottantina, camicia a scacchi rossi, leggeva la Gazzetta seduto al tavolino fuori, pagina del ciclismo. Moser – casco, cappellino sottocasco e occhi da sole -, si è avvicinato all’uomo, si è chinato per leggere anche lui il giornale. Voleva sapere il vincitore del giorno prima al Romandia. Per un attimo, Moser e l’anziano contadino si sono trovati col volto vicino, fianco a fianco, quasi guancia a guancia. “Lei è appassionato di ciclismo?” ho chiesto io. “Certo, una volta…. Saronni, Moser….”. “Appunto, Moser”, gli ho risposto indicando Francesco. Il vecchio ha girato il volto verso Moser che ha ricambiato, i due si sono guardati negli occhi. Per un attimo il contadino è rimasto immmobile. Poi ha guardato me, ha riguardato il suo vicino. “Ma… sei…”. Nient’altro, non gli ha più staccato gli occhi di dosso. Con il volto ridisegnato da un sorriso.
Il sorriso di un vecchio felice. Il sorriso di un bambino

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Il pavè di Aremberg, i santè del Monferrato ed il potere dell’equilibrio

Conosco il pavè. Quello light del Fiandre, che in salita quasi non senti. Quello tremendo della Roubaix. Conosco la gioia che può regalare, so quali dolori che sa infliggere. Sto imparando a conoscere i santè del Monferrato
Mondi diversi che però sanno regalare emozioni molto simili, la sensazione di domare qualcosa di vivo, di diverso. Pavè e santè richiedono a me lo stesso rispetto, la stessa dolcezza nell’affrontarli, la stessa decisione per non lasciarsi intimorire, la stessa cattiveria quando senti le ruote che vacillano. Convivere con la paura, mai lasciarsi vincere.
Amo il pavè (e non lo sfiderò mai più), sto imparando ad amare i santè. E su quello strappone che dalla frazione Martini porta a Lù ne vedremo delle belle
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